La meditazione

 

Con il termine meditazione si intende un insieme di tecniche mentali con le quali si coltivano le potenzialità interiori : è un addestramento mentale che utilizza diversi metodi al fine di purificare la mente dalle emozioni disturbanti e raggiungere livelli di consapevolezza più ampi e profondi.

Il processo di meditazione vero e proprio inizia con il ritiro dei sensi (in sanscrito Pratyahara प्रत्याहार), che favorisce  la concentrazione ( Dharana धारणा) : una stabile e prolungata concentrazione abilita la mente ad elevarsi attraverso gli stati meditativi (Dhyana ध्यान)  fino alla completa stabilizzazione concentrativa (Samadhi समाधि), uno stato dove il meditante e l’oggetto di meditazione diventano una cosa inseparabile: qui ,infatti, non si può più parlare di concentrazione mentale, poiché soggetto e oggetto svaniscono e rimane l’esperienza stessa.

 

Patanjali descrive ampiamente questo processo negli Yoga-sutra : parla degli oggetti di meditazione e la loro importanza e di come le asana e il pranayama preparano il praticante al processo di interiorizzazione meditativo.

La meditazione Buddhista

 

La meditazione buddhista (Bhavana भावन) è composta da due elementi: la  “concentrazione univoca” (Shamata शमथ) e la “ visione profonda” (Vipassana विपश्यन) che consente di vedere, appunto, la natura reale delle cose e dei fenomeni.

In Shamata, che è una tecnica alla base di ogni forma di meditazione si possono raggiungere diversi stati meditativi (Dhyana) che conducono a livelli sempre più sottili di concentrazione ma che non sono sufficenti alla completa e totale realizzazione spirituale.

Questo è possibile solo sviluppando la saggezza (Prajna प्रज्ञा) attraverso un livello avanzato di pratica, la Vipassana, appunto.

La Vipassana è la meditazione buddhista per eccellenza che conduce il praticante alla liberazione dalla sofferenza grazie alla realizzazione diretta della natura dei fenomeni.

Shamata e Vipassana sono due ingredienti sempre presenti nella meditazione buddhista: a volte si susseguono, come nel sistema graduale , a volte vengono praticate simultaneamente come nello Zen, a volte vengono meditate prima in modo susseguente e graduale per poi essere coltivate simultaneamente, come si fa per le pratiche tantriche; in casi eccezzionali queste fasi di addestramento vengono trascese come nel caso dello DzogChen per dimorare direttamente nella dimensione ultima dei fenomeni.

 

Shamata: consiste nell’adestramento meditativo che conduce alla calma mentale.

E’ una pratica comune a tutte le tradizioni meditative anche non-buddhiste, è la base di tutte le tecniche che conducono al Samadhi.

Shamata consente di ridurre l’agitazione mentale dei pensieri e delle emozioni così che la mente rimanga stabile e tranquilla focalizzata su un solo punto.

Nei testi antichi come il Vishuddimagga vengono descritti 40 oggetti di meditazione tra cui l’osservazione del respiro (anapanasati), che nel Bhavanakrama, manuale di meditazione alla base della tradizione tibetana, vengono raggruppati in 4 categorie.

Nella pratica di Shamata sono necessarie due qualità fondamentali: l’attenzione che impedisce alla mente di distrarsi dal suo oggetto di meditazione e la vigilanza in grado di riconoscere quando siamo distratti dall’oggetto di meditazione.

 

Vipassana: la pratica del calmo dimorare consente di stabilizzare la mente ma non permette di generare la Saggezza, è necessario praticare vipassana, la meditazione di visione profonda.

La saggezza, Prajna, nasce grazie ad un’ introspezione sia analitica che intuitiva che conduce ad una Consapevolezza profonda, cioè non solo una certa presenza mentale, ma un’autentica comprensione di come le cose sono in realtà.

Lo scopo di Vipassana non è quello di ottenere una super-concentrazione fine a sé stessa come in altre tradizioni  e neanche quello di ottenere super-poteri, ma di realizzare la Saggezza ultima che si esprime con i tre sigilli dell’esistenza, spiegati con dovizia dalla tradizione filosofica buddhista.

Questa nuova consapevolezza portata e integrata nelle attività quotidiane porterà alla liberazione definitiva dall’ignoranza, causa di sofferenza.

 

 

“La meditazione può essere paragonata alla fiamma di una candela: per dissipare il buio deve essere stabile ma anche luminosa.

Per ottenere l’illuminazione, Shamata e Vipassana singolarmente non sono di grande aiuto: Vipassana senza Shamata è instabile e traballa come una fiamma al vento, Shamata senza Vipassana manca di chiarezza come una fiamma debole che non consente di vedere.

Il metodo migliore, perciò, è quello di integrarle nella pratica simultaneamente”. Machig Rinpoche