Hata Yoga

La parola Hata significa "sforzo" e indica l'impegno che ci si deve mettere nella pratica non solo nelle svariate posizioni fisiche, ma anche nelle tecniche di purificazione (Shat-karma) e di meditazione.

L'obbiettivo dello Hata-Yoga è il Samadhi, ovvero uno stato di realizzazione spirituale che trascende la dualità che si realizza risvegliando la Kundalini attraverso tecniche e metodi come i Kumbhaka (ritenzione del respiro), la canalizzazione della forza vitale (Prana) che scorre nei canali sottili (Nadi) per attivare i centri di energia (Chakra).

Hata-yoga significa anche " unione del Sole e della Luna" cioè l'unione dei principi energetici che scorrono nelle due Nadi principali (Ida e Pingala) all'interno del canale centrale (Sushumna) permettendo così di risvegliare la Kundalini e giungere al completo Samadhi.

Le posizioni fisiche (Asana) e il controllo dell'energia sottile (Pranayama), costituiscono un ruolo centrale nella pratica dello Hata-Yoga.

 

 

(nella foto: Milarepa, lo yogin più amato del Tibet)

 

Lo Hata-yoga è un mezzo di realizzazione spirituale utilizzato da Yogin di diverse tradizioni "religiose" , non solo Hindù, ma anche Buddhista, Jainista e Sikh.

Lo Yoga essendo un percorso gnostico non aderisce a nessun "credo religioso"; piuttosto sono le religioni che utilizzano e incorporano le pratiche yogiche per avere esperienze tangibili delle loro astratte formulazioni filosofiche e religiose.

Lo yoga è un'esperienza diretta di ciò che siamo senza filtri concettuali, culturali e sociali.